Mistica profana. Il ragazzo che scriveva “squola” con la q

Mistica profana
Il ragazzo che scriveva “squola” con la q

Le ampie mura dell’enorme complesso erano troppo strette per il ragazzo; eppure proprio lui aveva voluto entrare nella prigione. Ma c’era stata una  speranza segreta alla base della sua insistenza nel chiedere di essere chiuso lì: i libri.

“Vieni, qui troverai una grande biblioteca e nel tuo tempo libero potrai leggere tutti i libri che vorrai. Libri di storia, di geografia, di avventura, classici di ogni tempo, romanzi, saggi”.

Gli era capitato spesso di rimpiangere gli spazi aperti  attorno alla sua casa. Anche la natura è un grande libro da osservare, investigare, comprendere. Purtroppo aveva scoperto da subito che nel libro della natura mancano le didascalie. Che vale osservare per ore l’imbocco di un  formicaio e le migliaia di creaturine che ne entrano e ne escono in una corsa tumultuosa, se poi non riesci a capire che cosa fanno, e perché?  Che vale vederlo se nessuno te lo sa spiegare, e quando chiedi ti danno risposte idiote? I libri invece sono intelligenti, nei libri c’è scritto tutto; per fortuna ci sono i libri. Ma che vale se non li puoi leggere, non li puoi stringere in mano, non  li puoi avere?

Tra le mura della grande costruzione anni ’50 il ragazzo aveva trovato pochi libri. Li aveva tutti letti e riletti, meditati, ruminati, analizzati; purtroppo, nessuno conteneva la parola “scuola” ed il ragazzo, per averla solo sentita dire, pensava che si scrivesse “squola”.

E così aveva preso a fare.

Un tic? Il desiderio di storpiare nel nome un oggetto desiderato e non posseduto? Il tentativo di attirare l’attenzione con uno sciocco espediente?

“Scrivi molto bene” gli ripeteva  spesso l’educatore,  “un giorno potrai fare sicuramente il giornalista o lo scrittore. Ma insomma, perché continui a fare sempre lo stesso errore? Scuola si scrive con la c, non con la q”.

Purtroppo il ragazzo non  riusciva proprio a correggersi. Era più forte di lui. Peraltro, quella era l’unica sua arma, l’unico modo per mettersi in evidenza: strillare o battere i piedi, no, non si poteva; in quella prigione nessuno mai avrebbe potuto neppure immaginarlo.

Un giorno gli venne restituito il foglio con l’ultimo tema; il ragazzo era abituato a vedere in fondo voti scritti con la penna blu, dall’8 in su. Invece quel giorno, il voto era scritto in rosso ed era un grande 5.

“Hai fatto anche stavolta un bel tema, ma hai voluto ripetere lo stesso errore: hai scritto scuola con la q”. L’educatore aveva un tono severo. “Hai fatto un solo errore ma questa volta ti ho dato 5, così imparerai a ricordarti che scuola si scrive con la c, e non  sbaglierai più”.

Il ragazzo imparò. Imparò altre due cose che ricordò poi sempre nella sua vita.

La prima è che basta un piccolo errore per invalidare una grande bella opera. Ti guarderanno in faccia, tutti vedranno il neo e nessuno vedrà l’architettura perfetta del viso nel suo complesso.

La seconda è che dei tuoi vezzi non importa niente a nessuno, ti si chiede di essere obbediente preciso e servizievole affinché tutto funzioni a dovere. I vezzi li dovresti riservare per qualcuno speciale, peccato che spesso non ti sarà dato neppure di conoscerlo.

 

 

Mistica profana. Il ragazzo che scriveva “squola” con la qultima modifica: 2011-07-13T17:48:48+02:00da filosofastro
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Mistica profana. Il ragazzo che scriveva “squola” con la q

Lascia un commento